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1. Sincronicità


Sincronicità

Generare la visione della propria “fortuna”
Come esseri umani interagiamo in due mondi (almeno due!) : il primo è il mondo dello spazio e del tempo, causa ed effetto, energia e materia; il secondo è il mondo di storie e futuri possibili, storie e significati, ricordi e speranze, il mondo dei sogni.

Gli avvenimenti del primo mondo possono essere, in qualche misura, misurati e previsti in significati di causa ed effetto.
Questo è il mondo in cui vive il nostro corpo, ed è un mondo in cui il corpo fisico ha necessità di vivere in armonia a partire dallo stile di vita, alimentazione e attività corporea.

Gli avvenimenti del secondo mondo sono complessi e incerti. Sono il prodotto delle collisioni che si verificano ogni volta che una moltitudine di esperienze infinitamente diverse si uniscono per produrre nuove esperienze congiunte. Questo è il mondo delle nostre menti individuali e collettive. Storie e significati collegano questo mondo.
La storia è una storia. Il futuro è una storia.
Qui i ricordi sono plasmati dal significato e anche le speranze sono modellate dal significato.
E’ questo secondo mondo che rende il primo mondo ricco e multiforme e che aggiunge colore dove altrimenti c'è solo un movimento meccanico. La realtà “oggettiva” assume “senso” quando interagisce attraverso l’esperienza di un essere umano come osservatore (sia che partecipi direttamente sia indirettamente) di ciò che accade nel mondo.
Solo con la presenza umana la realtà “oggettiva” può essere valutata su uno spettro, piacevole o doloroso, buono o cattivo, bello o brutto e così via, sempre considerando che i due opposti assumono diverse sfumature intermedie e talvolta si confondono e si uniscono nel paradosso del momento.

In questa visione entrano in gioco anche le due categorie di fortuna e sfortuna.
Il Dizionario Treccani ci ricorda che il termine “fortuna” deriva dal “nome di un’antica divinità romana, personificazione della forza che guida e avvicenda i destini degli uomini, ai quali distribuisce ciecamente felicità, benessere, ricchezza, oppure infelicità e sventura”.
Essere fortunati, quindi, non riguarda principalmente l’azione quanto l’interpretazione di quale sia il significato da attribuire a qualcosa.
Non è difficile immaginare come a due persone possa accadere la stessa cosa e ognuno ne possa dare una interpretazione molto diversa, uno potrebbe considerare che sia una grande fortuna, mentre l'altro potrebbe pensarla come una grande disgrazia. L'evento in sé è secondario. L'importante è quanto l'evento si adatti bene alla storia esistente della persona che sta vivendo l’evento, l’osservatore fornisce un “senso” soggettivo all’evento.
Gestire le nostre azioni ci permette di ridurre i rischi e i pericoli del caso nel primo mondo, il mondo dello spazio e del tempo, che altera la nostra esposizione alla fortuna - sia buona che cattiva - al tempo stesso è solo il secondo mondo, il mondo delle storie e dei significati , che ci consente di realizzare ciò che può essere chiamato fortuna.

Nella sua biografia Carl Jung racconta di un paziente che, avendo un periodo di vita molto difficile, iniziò la terapia con lui. Nel corso del tempo, con l'aiuto di Jung, questo paziente inizia a fare progressi e si sviluppa anche una grande amicizia con l’illustre analista elvetico.
Ma la moglie del paziente, una donna possessiva, gelosa del tempo che suo marito stava spendendo con il terapeuta, convinse l'uomo di interrompere prematuramente le sedute nonostante le migliori raccomandazioni di Jung.
Qualche mese dopo Jung era appena tornato nella sua stanza d’albergo dopo una conferenza e a notte fonda, mentre stava per andare a letto, sentì un forte rumore e poi una pressione improvvisa sul suo cranio. Guardandosi intorno, non trovò nulla, nessun segno di vita, nessun segno di oggetti caduti, nessun segno di altri disturbi. La mattina dopo, tuttavia, ricevette una chiamata che lo informava che il suo vecchio paziente era morto la sera prima. Si era suicidato sparandosi un colpo di pistola alla testa e questo avveniva nello stesso momento in cui Jung stava tornando nella sua stanza d’albergo. Questo fatto confermò l’idea di Jung che due persone o due eventi potessero essere collegati l'un l'altro al di là di causa ed effetto e attraverso il significato, come se questo significato esistesse su un piano diverso dell'esistenza. Questa è la sincronicità.

Il processo di identificazione delle esperienze sincrone è in qualche maniera coincidente con il processo di creazione della fortuna. Quando nella tua mente ci sono due eventi disparati che hanno una relazione oltre la causa e l'effetto fisico, stai creando un significato. Quando crei un significato, agisci riconfigurando la tua attenzione per vedere più connessioni in un mondo casuale.
Quando una persona pone più attenzione alla vasta gamma di connessioni in un mondo casuale, è più probabile che arrivi a notare la fortuna dove potrebbe non averla vista prima, perché la sua area di riconoscimento è maggiore; la sua attenzione è più in sintonia con il mondo fatto di storie e di “senso” delle cose.

Per definizione, la creazione della fortuna è al di là dell'azione intenzionale. È qualcosa che accade casualmente e comunque si adatta perfettamente alla tua vita. È questa idoneità tra casualità e realtà delle nostre esperienze vissute che la sincronicità aiuta a stabilire, ed è questa stessa forma fisica che genera significato e, quindi, fortuna.
L'intenzione di assegnare significati sincroni può regalarci doni altrimenti nascosti, e coloro che ignorano questa possibilità ignorano anche un livello di bellezza che non si trova in un mondo di cause pure e effetti puri. C'è una certa magia che viene nel generare la tua fortuna, e se avvicinata con umiltà e rispetto, questa magia può suscitare uno speciale senso di vitalità e una visione più nitida e splendente della tua storia personale.
Nella mia personale esperienza, la mia vita, fatta di incontri con tante persone e sempre nuove situazioni, è resa più significativa da una semplice domanda:

Perché questa persona entra nella mia vita, proprio ora, in questo particolare momento? -oppure- Come mai sta accadendo proprio ora e proprio a me?

Questa ricerca di significato di ogni interazione personale o accadimento mi aiuta a superare anche la tendenza di cadere nel vortice della routine, del già detto e già fatto, del pregiudizio.
Ogni incontro o attività diviene ricerca di significato ed esplorazione del mio essere al mondo.
Il mio lavoro con la sincronicità, oltre a divenire laboratorio di esperienza e di conoscenza personale con strumenti quali l’Imago Situazionale® e l’Active Dreaming®, partendo dal semplice “stare nel qui ed ora” (quello che nella Gestalt Therapy di Perls è chiamato continuum di consapevolezza), si focalizza sulla ricerca di significato, quale stimolo personale e soggettivo per accelerare il processo di individuazione, inteso nell’accezione junghiana come il principio psichico dell’innata ten¬denza umana a diventare differenziati e integrati ossia a diventare consapevo¬li del nostro fine, di chi e di cosa siamo, di dove stiamo andando.

Sia le persone che gli eventi viaggiano lungo i percorsi, e ogni volta che si fondono con altri percorsi, creano nuovi percorsi. Lungo questi nuovi percorsi, ci sono nuovi significati, nuove coincidenze, nuove fonti di fortuna. Ma i nuovi percorsi non sempre vengono perseguiti, perché non sempre abbiamo la visione di salire sul treno che ci passa davanti.
Muovendosi con intenzione, la sincronicità diviene una visione che crea e genera mondi, mondi di bellezza e serendipità, vita e gioia, ma soprattutto mondi di potenziale, il potenziale per qualcosa di più luminoso, qualcosa di più gentile, e sicuramente qualcosa di più umano.